40ª Wizz Air Venicemarathon, record di Kwemoi tra le donne vince la Jerono.
Il keniano vince in 2h07’31” e sigla il nuovo primato della maratona veneziana, con tre atleti sotto le 2h08’. Tra le donne Jackline Jerono si impone in 2h26’16”, terzo tempo di sempre. Nella mezza maratona successi per Hicham Boufars in 1h05’34” e Lucia Mitidieri in 1h20’24”. Nella 10K vittorie per Riccardo Mugnosso e Diletta Moressa.
25 ottobre Venezia – Quarant’anni di storia festeggiati nel segno della velocità, con una maratona che ha trovato nei suoi protagonisti il modo migliore per celebrare il traguardo. La Wizz Air Venicemarathon ha vissuto un’edizione di alto livello agonistico, accompagnata dal record di partecipazione. A prendersi la scena nella distanza regina è stato il keniano Peter Kwemoi Ndorobo, capace di conquistare la vittoria in 2h07’31”, nuovo primato della manifestazione. La prova femminile ha offerto un confronto altrettanto interessante, risolto negli ultimi chilometri dalla keniana Jackline Jerono, vincitrice in 2h26’16”.
Il forcing decisivo sul Ponte della Libertà La gara maschile ha seguito per buona parte del percorso un copione collettivo. A metà gara erano ancora 15 atleti a transitare insieme in 1h03’39”, un passaggio che lasciava aperte diverse possibilità e indicava un ritmo compatibile con un risultato finale di grande valore. In una maratona di questo livello, mantenere un gruppo così numeroso nella prima parte significa rinviare le decisioni tattiche, aspettando il momento in cui il percorso e la fatica iniziano a selezionare i protagonisti. Il punto di svolta è arrivato sul Ponte della Libertà, il lungo rettilineo che collega la terraferma al centro storico veneziano. Qui Peter Kwemoi Ndorobo ha cominciato ad aumentare progressivamente l’andatura, costringendo gli avversari a una risposta sempre più impegnativa. Il gruppo si è assottigliato fino a lasciare davanti il keniano e l’etiope Yatede Tarto Berhanu, gli unici capaci di resistere al cambio di ritmo. Ndorobo ha interpretato meglio degli avversari questa fase, aumentando ancora l’andatura e guadagnando progressivamente terreno su Berhanu. Il margine è rimasto contenuto, ma sufficiente per presentarsi in Riva Sette Martiri da vincitore e fermare il cronometro a 2h07’31”. Alle sue spalle Berhanu ha chiuso in 2h07’47”, migliorando il proprio primato personale. Anche il terzo classificato, il keniano Dikson Simba Nyakundi, ha realizzato il personal best con il tempo di 2h07’56”. Quarto posto per il keniano Kipsang Collins Kemboi in 2h08’06”, quinto per il connazionale Evans Kipkorir in 2h08’41”. L’etiope Nyakola Teresa Gela ha chiuso sesto in 2h08’50”, davanti a Felix Kimutai, settimo in 2h09’00”, e Wesley Ledama, ottavo in 2h09’01”. Tra gli italiani, il migliore è stato Umberto Persi, dell’Atletica La Sbarra Roma, quattordicesimo assoluto in 2h22’39”. Alle sue spalle, in quindicesima posizione, Roberto Graziotto dell’Atletica San Biagio ha terminato in 2h23’07’. Graziotto aveva chiuso al nono posto assoluto e come primo italiano nell’edizione precedente.
Una rimonta costruita negli ultimi chilometri La gara femminile ha seguito un andamento regolare nella prima metà. Cinque atlete sono transitate alla mezza maratona in 1h14’02”, mantenendo un ritmo che lasciava prevedere una seconda parte veloce. Tra le protagoniste c’erano la keniana Jackline Jerono e l’etiope Alemaz Samuel Teshale, rimaste a lungo a contatto nella fase decisiva. Anche in questa occasione il Ponte della Libertà ha rappresentato un passaggio importante. Jerono e Teshale sono arrivate all’ingresso di Venezia praticamente affiancate, rinviando il confronto agli ultimi chilometri. La situazione si è complicata per la keniana all’ultimo rifornimento, quando ha perso la propria borraccia ed è stata costretta a fermarsi per recuperarla. Un episodio che, in una maratona, può avere conseguenze importanti: interrompere la corsa, anche per pochi secondi, significa perdere il ritmo e rischiare di lasciare spazio all’avversaria. Jerono si è ritrovata così a inseguire, con qualche metro da recuperare e una rivale ancora davanti. La risposta è stata efficace. La keniana ha progressivamente ricucito il distacco, ha raggiunto Teshale e poi è riuscita a superarla, costruendo il margine che le ha permesso di arrivare da sola in Riva Sette Martiri. Il cronometro ha certificato il valore della prestazione: 2h26’16”, oltre cinque minuti in meno rispetto al precedente primato personale e terzo tempo di sempre alla Venicemarathon. Una vittoria costruita non soltanto sulla condizione atletica, ma anche sulla capacità di reagire a un imprevisto nella fase in cui la fatica rende più difficile ritrovare fluidità e concentrazione. Alle sue spalle, Alemaz Samuel Teshale ha concluso in 2h26’23”, un risultato di particolare rilievo considerando il debutto sulla distanza. Terza l’etiope Worknesh Alemu Mola in 2h28’46”. La migliore italiana è stata Federica Moroni, dell’Atletica Rimini Nord Santarcangelo, settima assoluta in 2h49’39”. Ottava Giorgia Bonci, che ha concluso in 2h54’38”. Con i successi di Ndorobo e Jerono, il bilancio storico della manifestazione sale a 32 vittorie keniane nella maratona veneziana, equamente distribuite tra uomini e donne: 16 nella gara maschile e 16 in quella femminile.
La quinta edizione della Wizz Air Venice Half Marathon ha premiato Hicham Boufars, protagonista di una prova conclusa in 1h05’34”, nuovo record del percorso. Il portacolori dell’ASD International Security Service ha preceduto M’Barek Ourras, secondo in 1h05’38”, con un margine di appena quattro secondi. Una differenza minima, che racconta una gara combattuta fino al traguardo e nella quale il vincitore ha dovuto difendere il vantaggio sino agli ultimi metri. Terza posizione per Enrico Maguolo, dell’Atletica Audace Noale, in 1h07’41”. Tra le donne si è imposta Lucia Mitidieri, portacolori di Piano ma Arriviamo SSD, con il tempo di 1h20’24”. Seconda Chiara Cavalli, del CUS Parma, in 1h23’13”, terza Martina Brustolon, dell’Atletica Longarone, in 1h27’14”.

La VM10K ha regalato un altro primato. Riccardo Mugnosso, della ASD Sicilia Running Team, ha vinto in 32’00”, abbassando di oltre un minuto e mezzo il precedente record del percorso, attribuito a Yohannes Chiappinelli. Un risultato netto, ottenuto al termine di una prova che ha premiato il portacolori siciliano con il primato della distanza. Alle sue spalle Francesco Agostini, dell’Atletica Casone Noceto, ha chiuso in 33’08”, mentre Vittorio Bianchini, della Liger Team Running, ha completato il podio in 33’29”. La gara femminile ha confermato il legame tra Diletta Moressa e la corsa veneziana. L’atleta del GS Orecchiella Garfagnana ha vinto in 36’52”, conquistando il quarto successo alla VM10K dopo quelli ottenuti nel 2022, 2023 e 2025. Seconda Daniela Valgimigli, della Liferunner, in 39’57”, terza Greta Pizzolato, della Vicenza Marathon, in 40’53”. La prova ha ospitato anche quattro nomi importanti del passato della maratona italiana: Danilo Goffi, vincitore assoluto a Venezia nel 1995, Deborah Toniolo, Giovanni Ruggiero e Denis Curzi. I quattro hanno partecipato come ambasciatori del progetto Trees for People, iniziativa di agricoltura rigenerativa e tutela ambientale promossa dall’associazione Afro Med Association.
Quarant’anni di corsa, ma anche di fedeltà Una maratona si misura con i tempi e le posizioni, ma la storia di una manifestazione si legge anche attraverso chi torna ogni anno, indipendentemente dalla classifica. Nel quarantennale della Venicemarathon, tre atleti hanno rappresentato questa continuità in modo particolarmente significativo: Laudino Mason, 79 anni, Gianfranco Tagliapietra, 75, e Mauro Trevisan, 69, erano al via dopo aver portato a termine tutte le 39 edizioni precedenti. La loro presenza racconta un altro modo di vivere la maratona. Per chi lotta per la vittoria, ogni secondo può modificare la classifica; per chi ha costruito un rapporto lungo quattro decenni con la stessa gara, il risultato assume un significato diverso. Arrivare al traguardo, ancora una volta, diventa il modo per confermare un legame con la corsa, con gli organizzatori e con una città che ha accompagnato una parte importante della propria vita sportiva. Tra le curiosità dell’edizione, il giapponese Koichi Kitabakate, 93 anni, ha preso parte alla 10K, risultando il partecipante più anziano dell’intera manifestazione. Nella maratona, invece, i più maturi erano Vincenzo Mason, 85 anni, e Fiorenza Simion, 83, presenza abituale della corsa veneziana.
Al via dei 42,195 chilometri anche la chef stellata Chiara Pavan, al debutto in maratona, e la svizzera Andrea Prais, reduce da un’impresa fuori dall’ordinario: 26.670 chilometri percorsi in 554 giorni per completare il giro del mondo di corsa, con una media di circa 48 chilometri al giorno. Presente anche Rita Cuccuru, paratriatleta azzurra di Obiettivo3, il progetto di avviamento allo sport per persone con disabilità ideato da Alex Zanardi. Sono storie differenti, ma accomunate dalla stessa distanza e dalla necessità di affrontarla secondo le proprie possibilità. Accanto agli atleti élite, la maratona ha dato spazio a chi ha scelto di misurarsi con un obiettivo personale, trasformando i 42,195 chilometri in una prova di costanza e determinazione.
Solidarietà e partecipazione Il programma della Venicemarathon ha affiancato alla competizione un’importante iniziativa solidale. Il Charity Program 2026 ha superato 136.000 euro raccolti, grazie a circa 1.200 donatori, e la raccolta è destinata a proseguire fino a Natale. Il premio per la migliore raccolta da parte di un’organizzazione non profit, denominato Onp Top Fundraiser, è andato a Rotary Italia Nord Est, che ha raccolto 30.025 euro. Il riconoscimento per il gruppo di raccolta è stato assegnato al Rotary Club Verona Est, con 4.856 euro. Tra i singoli runner si è distinto Nicolò Santon, autore di una raccolta di 9.028 euro a favore della Fondazione Italiana Diabete. Il premio per l’azienda è andato ad Aviation Services, che ha raccolto 13.218 euro per Disabili No Limits. Proprio Disabili No Limits, associazione presieduta da Giusy Versace, ha ricevuto il Premio Alex Zanardi, dedicato al campione e amico della Venicemarathon. Alla consegna era presente Giulia Ruffato, atleta di Obiettivo3, il programma di avviamento allo sport ideato da Zanardi. Il quarantennale ha così riunito agonismo, partecipazione e solidarietà, mantenendo al centro la corsa ma ampliando il significato della manifestazione. I 24.000 iscritti, le 124 nazioni rappresentate e i risultati cronometrici hanno dato la misura dell’evento; le storie dei fedelissimi, degli atleti più anziani
